Alessio Pasini, pioniere e patriarca della siderurgia valsabbina

“Vene di ferro e ferro nelle vene” On. Prof. Paolo Corsini Sindaco di Brescia Dico subito che non deve sembrare intrusiva la presenza del Sindaco della città capoluogo ad un convegno in memoria del Comm. Alessio Pasini – a cinque anni dalla morte - poiché riguarda il ricordo della persona ma soprattutto di una attività imprenditoriale, il comparto della siderurgia, della lavorazione di quel ferro che i bresciani hanno da sempre nelle vene, nata e prosperata in provincia, esattamente nella plaga odolese, ma che in realtà, ha interessato ed interessa tutto il nostro territorio e pure la stessa città, se solo pensiamo a realtà produttive quali la “Ori Martin” o l’ “Alfa Acciai”, aziende che, come narrano le pagine che raccolgono la storia di queste imprese, hanno da sempre intessuto molteplici rapporti con Odolo e con le aziende valsabbine. Mi ha molto colpito recentemente, nello sfogliare lo stupendo volume edito per l’occasione del cinquantenario della Ferriera Valsabbia, la duplice ragione, la motivazione che spinse nel novembre del 1954 sette soci, fra i quali Alessio Pasini, appunto, insieme a Giambattista Brunori, Tito Bailo, Dante Pomelli, Giovanni Cerqui, Dante Oliva, Egidio Pasini – ad intraprendere una promettente avventura; cito testualmente: “entusiasmo ed aspettative”, entusiasmo nella scoperta di un ramo d’attività che sapeva fornire importanti soddisfazioni, intimamente connesse con la caparbietà dell’intrapresa, nonché una superba, ferrea capacità lavorativa oltre che imprenditoriale. E del resto la terra odolese e valsabbina è da sempre nota per quella che gli stessi titoli di recenti volumi dedicati alla storia dell’impresa locale hanno giustamente sottolineato come la “laboriosità”. Ed in questa terra, per restare al solo Novecento, sono nati ed hanno operato uomini del calibro di Giuseppe Lucchini o di Ugo Vaglia, dotati di straordinari talenti ed inesausta volontà. Una laboriosità che nel caso di Odolo si intreccia intimamente con la storia degli uomini e del territorio. La localizzazione dei maggiori impianti di produzione del ferro -ancora nel Novecento- è infatti la medesima dei secoli precedenti, ovvero nelle zone dove risultava disponibile pure la forza idraulica per far funzionare gli insufflatori ed i magli delle ferriere e dove era possibile reperire il minerale ed il legname per rifornire i forni. Odolo era già conosciuta per la qualità dei suoi prodotti lavorati al maglio, e lo sarà anche in seguito per la fucinazione e la laminazione di rottami di ferro e di acciaio attraverso la tecnica del reimpasto, che costituì la prima fase di una traiettoria tecnologica e di impresa di lunga durata nella storia della siderurgia locale e bresciana. Ho avuto modo, ormai diversi anni or sono, di interessarmi della storia della siderurgia bresciana, soprattutto nel momento di transizione, che si pone esattamente nel corso degli anni Cinquanta, in cui, dopo secoli di lavorazione nelle fucine guidate dai maister, entrarono in gioco due nuovi fattori: le straordinarie necessità del mercato edilizio - legato alla ricostruzione del Paese - di tondino per cemento armato e la disponibilità di una enorme quantità di rottame costituito in buona parte da residuati bellici, dai binari delle ferrovie bombardate alle demolizioni navali, ai cosiddetti campi Arar di macchine ed attrezzi abbandonati dagli Alleati. Il successo del tondino, fu, infatti, simbiotico con quello dell’edilizia moderna: la sua crescente produzione venne resa possibile da precise evoluzioni tecniche, introdotte dalla metà degli anni Cinquanta sulla spinta della decrescente possibilità di produrre tondino a partire dalla sola laminazione del rottame pregiato. Erano anni in cui bastava un’operazione di rilaminazione con impianti anche rudimentali - formati da qualche “gabbia” in cui far passare a mano il tondo arroventato da parte di esperti operai “serpentatori” - e la trasformazione da rottame a tondino era realizzata: questa la scelta compiuta da decine di imprenditori siderurgici bresciani, che si collocano così immediatamente in una nicchia di mercato ritenuto dai grandi produttori nazionali e dalla siderurgia di Stato assai poco remunerativo. Capostipite della moderna siderurgia bresciana viene considerato, nell’immediato secondo dopoguerra, il vecchio patriarca Alessio Pasini, che nel 1949 darà avvio alla “Ilfo”, Industrie Laminatoi Ferrosi Odolesi, ove trovò impiego anche Giambattista Brunori. Dalla sua grande esperienza usciranno negli anni seguenti, attraverso il fenomeno che gli economisti chiamano “di gemmazione”, la “Ferriera Valsabbia”, la “IRO”, la “Bredina”, la “Mini Acciaieria Odolese, la “Fratelli Pasini”, la “Ferriera di Barghe”, l’”Acciaieria di Cividate al Piano”. La rarefazione delle quantità di rottame a basso costo e le esigenze di prodotti competitivi costringono ben presto i siderurgici bresciani ad intraprendere, dopo gli anni della laminazione delle rotaie, la via della piccola acciaieria, in grado di realizzare un migliore sfruttamento del rottame: la via del forno elettrico, sino a quel momento intrapresa dalla sola “Acciaieria Bosio” di Sarezzo. Odolo, grazie a questa innovazione, si viene dunque confermando – restandovi per decenni - la vera capitale del tondino nazionale. L’impianto di forni elettrici, con i quali era possibile fondere ogni pezzo di rottame, controllando al meglio la composizione chimica e le caratteristiche meccaniche dell’acciaio sfornato, allargò definitivamente le limitate produzioni ottenibili dalla sola rilaminazione, con qualità superiori che aprirono la strada alla grande avventura economica dei “tondinari bresciani”. Le aziende odolesi sanno approfittare in tempi brevissimi delle caratteristiche che rendevano la siderurgia al forno elettrico più adatta alle condizioni del tessuto produttivo. Innanzitutto, la flessibilità del processo di produzione di fronte alla domanda, ormai divenuta strutturalmente variabile e più varia in quanto a tipologia dei prodotti e nello stesso comparto del tondino per cemento armato. In secondo luogo, l’assenza della necessità di dover operare con grandi economie di scala, tipiche dell’altoforno e del ciclo integrale, ma elevando ritmi e produttività all’interno della propria azienda. Una nuova tappa dell’innovazione tecnologica entro l’acciaieria è la colata continua, definita in gergo per questi piccoli impianti come mini mill, sperimentata per la prima volta nel bresciano dalla “Ori Martin”, il cui impianto entra in produzione nell’anno 1965, presto adottata da molte altre aziende. La colata continua costituisce, dunque, importante innovazione. Essa consente sostanziali economie rispetto alla tradizionale colata dell’acciaio in lingottiera, permettendo di eliminare le rese ai laminatoi sbozzatori. Con l’impiego della colata continua l’impresa si afferma in campo non solo nazionale. Attraverso il nuovo sistema, infatti, si aumenta la produzione, si assicura una qualità costante ed elevata del prodotto e si abbattono i costi, mentre si introducono pure nuove tecnologie di carattere incrementale, dalla migliore preparazione dei minerali di carica alle automazioni delle tecnologie di laminazione e di finitura. L’impresa, dunque, cresce nella propria dimensione industriale, continuando nella produzione del tondino, rivestendo un ruolo sempre più importante, marcando, con l’originalità del self made man che la guida, i percorsi e le scelte compiute lungo gli ultimi decenni del Novecento, in cui il divenire delle imprese siderurgiche bresciane risulta necessariamente legato ai problemi ed alle prospettive dell'apparato produttivo nazionale ed internazionale. Ho inteso ripercorrere brevemente la vicenda delle aziende odolesi perché essa mi pare esprima compiutamente ed esemplarmente l’intrecciarsi di scelte imprenditoriali e societarie che in passato diedero vita a momenti di vera esaltazione industriale e si relazionano ancora oggi alle preoccupazioni circa l’andamento della siderurgia italiana. Poco più di 50 anni fa la vicenda imprenditoriale di Alessio Pasini ha aperto le braccia ad un nuovo periodo di inedite trasformazioni economiche e di profonde innovazioni tecnologiche del comparto siderurgico, che rimane e resterà un capitolo fondamentale della storia industriale del nostro territorio. Un esempio davvero straordinario, per cui esprimiamo tutto il nostro più vivo e sincero compiacimento.
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Giornale di Brescia 26 02 2006 Alessio Pasini.JPG105.28 KB