La piccola Odolo si prende la rivincita e diventa capitale bresciana dell'industria

La piccola Odolo si prende la rivincita e diventa capitale bresciana d’industria BRESCIA - Una mappa dell’industria bresciana che va ridisegnandosi. Plasmata dalle infrastrutture, dalla facilità di accesso alle grandi vie di comunicazione e dalla disponibilità di servizi funzionali ad un’industria con produzioni ad alto contenuto tecnologico. È una delle osservazioni che si possono trarre dalla lettura dei dati sulla presenza di imprese manifatturiere nel periodo 2001-2006 indicate nel Registro delle imprese dell’Ufficio statistica della Camera di commercio di Brescia.È possibile immaginare nuove «strade» dell’industria bresciana che si collocano principalmente lungo i tracciati delle grandi vie di comunicazione. Come ad esempio la provinciale 668 (l’asse Montichiari, Ghedi, Leno, Orzinuovi); la provinciale 19 (da Travagliato a Castenedolo); ma anche la 45 bis.A fare da contraltare le zone più decentrate della provincia, quelle maggiormente interessate dal diradamento della presenza delle imprese manifatturiere: su tutte l’Alta Valcamonica (penalizzata dall’ormai cronica questione della statale 42) che tra il 2001 e il 2006 ha visto decrescere del 7,1% il numero di aziende; l’alta Valtrompia che ha registrato nello stesso periodo un calo delle imprese del 9,4%; l’Alta Valsabbia, dove le imprese sono diminuite del 6,9%. Il binomio strade-industria dimostra tutta la sua consistenza nella Media Valcamonica, qui dal 2001 al 2006 si sono registrati incrementi del 7,2%.Bene hanno fatto anche la Franciacorta (+3,9%), la pianura orientale (+3,3%), la pianura centrale (+2,6%); e la pianura occidentale (+1,3%).Sono 14 i Comuni bresciani dove il tasso di industrializzazione è molto elevato (la tabella è pubblicata nella pagina qui accanto). Trentanove invece quelli con grado di industrializzazione è basso: e tra questi spiccano i grandi agglomerati urbani quali Desenzano, Darfo Boario Terme e Gussago e Gavardo. L’attenta analisi, realizzata da Aldo Amici, (dell’Ufficio studi di Ubi Banca) è stata compilata considerando due variabili: la densità delle industrie sulla popolazione e la media degli addetti per l’industria.A vincere questa nostra speciale «classifica» è Odolo, Comune di soli 1800 abitanti, ma che ha grandi tradizioni nel settore delle acciaierie e patria del tondino. In questi anni qui hanno trovato sede anche alcune aziende lumezzanesi. Stesso discorso per la patria dei casalinghi: Concesio, Lumezzane, Agnosine, mantengono valori percentuali elevatissimi.Rappresentano una «new entry» invece esperienze di Comuni tradizionalmente agricoli che in questi anni hanno visto moltiplicare gli insediamenti produttivi: stiamo parlando ad esempio di Visano e Maclodio. Tra i comuni con un basso grado di industrializzazione ci sono Gussago, Gardone Vt, Darfo: si tratta di cittadine hanno visto una crescita in termini di abitanti, abbassando così la loro densità industriale.Visiteremo tutte queste aree. Inizia infatti con queste due prime pagine introduttive un viaggio nelle principali zone industriali della provincia. Cercheremo di descrivere un quadro complesso e variegato molto meno concentrato territorialmente di quanto si possa pensare. Roberto Ragazzi Giornale di Brescia 25 maggio 2007 BRESCIAOGGI Giovedì 13 Marzo 2008 provincia Pagina 22 ODOLO. È il Comune a più alta densità di addetti al settore: lo dice una ricerca di Ubi Banca La piccola «capitale» dell’industria bresciana di Massimo Pasinetti La piccola Odolo capitale bresciana dell’industria. A rivelarlo è l’attenta analisi compiuta da Aldo Amici dell’Ufficio studi di Ubi Banca che, preso in esame le due variabili della densità delle industrie sulla popolazione e la media degli addetti per l’industria, ha evidenziato come in testa ci sua Odolo con i suoi quasi 2.000 abitanti e una grande tradizioni industriale. «È un dato molto significativo - commenta l’assessore odolese Nicola Bianco Speroni - che ci consente di essere, come in passato, modello di studio a livello nazionale. Per senso di appartenenza a Odolo, questo dato ci riempie di orgoglio». Odolo ha avuto nel passato fermenti produttivi che hanno permesso di crescere, facendo si che non ci fosse emigrazione e che per i giovani ci fosse lavoro. Ma a fare da contraltare a questo l’ambiente è stato messo a dura prova dallo sviluppo delle industrie, in passato poco attente a questo aspetto. Anche nel futuro c’è p erò qualche incognita. Il territorio di Odolo è tra i più piccoli della provincia con i suoi 6,5 kmq, e non ha quindi ulteriori spazi di espansione per l’industria: «Il nostro impegno - spiega l’assessore - è duplice: da un lato tutelare l’ambiente e il territorio, dall’altro salvaguardare anche la tradizione occupazionale». Uno dei problemi di oggi è la presenza delle aziende dentro il paese: «Spostarle sarebbe una necessità. Ma è improponibile, per mancanza di spazi per la ricollocazione. Se negli anni ’90 la crisi portò alla chiusura di grosse aziende, oggi tutti quegli spazi sono già stati rioccupati». Negli ultimi 50 anni la storia di Odolo racconta di un primo sviluppo industriale a livello nazionale, con la nascita delle cosiddette «7 sorelle», sette grosse acciaierie che fecero Odolo, negli anni ’70, capitale mondiale del tondino. Tra gli anni ’80 (che pure mantennero ad Odolo la produzione del 20% del tondino prodotto nel mondo) e ’90 ci fu a livello europeo la crisi del mercato, e questo ridusse le «7 sorelle» a solo tre più una, riconvertita ad altra produzione. «Grazie agli incentivi statali, in quegli anni si attuò la politica dello smantellamento. Ma negli anni 2000 Odolo ha saputo risorgere, riprendendosi il primato, p ur con tipologia produttiva diversa». Oggi Odolo, caratterizzato da un’industria siderurgica attorniata da tante piccole realtà artigianali (in tutto le aziende odolesi sono circa 120), ha nell’alta professionalità dei suoi lavoratori il fiore all’occhiello. E ha anche saputo «esportare«z, se è vero che, ad esempio, la Feralpi proprio da Odolo è partita, per arrivare ora a quotarsi in borsa. «La nostra intenzione, ora - spiega l’assessore - è si di permettere alle aziende di svilupparsi, ma di farlo solo nel rispetto dell’ambiente».
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