La Lega? È anti-cattolica

 

CHIESA E POLITICA. L'intervento di monsignor Giacomo Canobbio su Missione Oggi

«La Lega? È anti-cattolica»

Massimo Tedeschi

Il teologo: «Le barriere identitarie sono sintomo di una malattia»

 
Monsignor Giacomo Canobbio
Fra Lega e cattolicesimo c'è una contraddizione in termini, che rende non immaginabile qualunque sorta di «benedizione» ecclesiastica verso il Carroccio. Non è questione di ronde o soli delle Alpi, bonus etnici o «bianchi natali». Fra Lega e cattolicesimo c'è una incompatibilità radicale. A dirlo è una delle voci più autorevoli della Chiesa bresciana (e non solo): mons. canobbio. I rapporti fra fede e politica continuano ad agitare il mondo cattolico bresciano come ha sottolineato lo stesso vescovo, mons. Luciano Monari, nell'omelia dell'Immacolata. Ad approfondire il dibattito - e a riaccenderlo - giunge ora l'intervento di mons. Giacomo canobbio, delegato vescovile per la pastorale della cultura, su «Missione Oggi». canobbio, già presidente dell'Associazione teologi italiani, scrive all'interno di un dossier curato, per il mensile dei saveriani, da Mauro Castagnaro e Marino Ruzzenenti. Fra gli interventi, quelli del sociologo Stefano Allievi, del politologo Francesco Germinario, del moralista Giannino Piana e del biblista bresciano don Flavio Della Vecchia. Ma il cuore teologico del dossier è, appunto, l'intervento di mons. canobbio che si muove sul terreno dei principi, dei valori fondanti. canobbio ricorda i tentativi di «servirsi della religione per fini tutt'altro che religiosi» citando il «Gott mit uns» (Dio con noi) che le SS naziste avevano sulle divise. All'opposto, tutta la modernità in Occidente s'è costruita sulla separazione fra fede e sfera pubblica, ovvero privatizzando la fede e allontanandola dall'Agorà. Il tentativo non è riuscito, anche perchè la Chiesa ha continuato a cercare di concorrere alla «costruzione della convivenza civile». In questo senso, argomenta canobbio, la Lega potrebbe essere considerata un fenomeno pre-moderno, o che si muove in sintonia «con l'intento delle gerarchie ecclesiastiche». Ma la Lega, propugnando un ritorno al ruolo pubblico della fede a colpi di crocifissi e radici cristiane, fa davvero un'operazione di tipo premoderno, o in linea con gli orientamenti della Chiesa cattolica? La risposta di canobbio è negativa. Su entrambi i versanti. COMINCIAMO dal leghismo «sublimato» come presunta espressione di un cattolicesimo popolare e tradizionalista. Il teologo riconosce l'importanza delle tradizioni: «La generalità delle persone si riconosce grazie alle tradizioni, anche quando queste hanno perso la memoria delle loro radici e quindi la loro giustificazione». Quello che viene respinto è l'uso politico delle tradizioni da parte di leader che «solo facendo leva su un'idea di identità statica possono alimentare la paura delle persone e quindi raccogliere ampi consensi, poi utilizzati per difendere le proprie proposte». Il modello evangelico va in tutt'altra direzione: «Appare chiaro - scrive canobbio - che il criterio dei discepoli di Gesù non è la reciprocità, la cui mancanza molte volte è addotta come legittimazione del rifiuto di luoghi di culto per i musulmani, ma la gratuità». E l'incompatibilità diviene ancora più radicale se si guarda al concetto di cattolicità: «"Cattolico" - spiega il teologo - è persona aperta al tutto, affinchè questo lo pervada e lo arricchisca. "Cattolico" è colui che non si costituisce in nessun modo misura della realtà che accoglie. Per questo non c'è preclusione per nulla e per nessuno nell'animo del cattolico». Il «tradizionalismo» sbandierato dalla Lega è spiazzato. «Tutto è dinamismo dove si confessa la cattolicità. Il cattolico non vive rivolto al passato se non per aprirsi al presente». Negata l'idea di «cattolicesimo» come «chiusura», canobbio incalza: «Le barriere erette per salvaguardare la propria identità, lo sguardo inquisitore, la condanna degli altri sono il sintomo di una malattia. Si potrebbe dire che questa consiste nella grettezza, figlia della paura, la quale conduce a vedere nemici là dove ci sono persone diverse, smarrimento della verità là dove si affermano aspetti differenti di questa». Dunque il leghismo come «malattia» del cattolicesimo? canobbio vuole evitare demonizzazioni. Evoca piuttosto delle «correzioni». «Ciò soprattutto quando si pretende di farsi paladini del cattolicesimo negandone di fatto il senso, e non solo mescolando improbabili riti celtici, ma pure riducendone il significato a pura tradizione culturale». Insomma: «Non si nascondono i problemi che visceralmente il movimento leghista mette in evidenza. Si vorrebbe solo ricordare che il modo di risolverli non può ricevere la benedizione dei rappresentanti di una Chiesa che si riconosce "cattolica"».  
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