La ILFO di Odolo

“La ILFO di Odolo” di Nicola Bianco Speroni Università degli Studi di Brescia La storia della ILFO (Industria Laminati Ferrosi Odolese) non è solo la cronaca della vita di una azienda nata dal nulla e affermatasi a livello internazionale e neppure la storia di un uomo, Alessio Pasini, che realizzando un’idea azzardata ha offerto il modello di sviluppo della siderurgia privata bresciana e non, ma è la storia di una parte della società bresciana, una parte considerevole, che ha costruito nel mondo il mito del miracolo industriale bresciano, “The Brescia miracle”, come scrisse il The Financial Times nel 1978. La ILFO srl è sorta nell’immediato dopoguerra, il 2 Febbraio 1950, ed è stata la prima azienda industriale ad avviare quel processo di industrializzazione che ha fatto della Valle Sabbia uno dei poli dello sviluppo industriale della Provincia di Brescia. La Valle Sabbia ed in particolare Odolo, fu per secoli una zona economicamente depressa, con alte percentuali di emigrazione. Esistevano ad Odolo numerose piccole fucine che, utilizzando i magli a testa d’asino azionati dall’acqua del torrente Vrenda, ricavavano diversi tipi di attrezzi per l’industria e l’agricoltura, forgiando spezzoni di acciaio provenienti dalla sezionatura di cerchioni e rotaie ferroviari fuori uso. I proprietari erano gli stessi fucinatori che con proverbiale abilità e resistenza fisica, aiutati da pochi dipendenti, producevano tali attrezzi, ben conosciuti su tutti i mercati non solo della nostra penisola. Nell’immediato dopoguerra la richiesta di tondo per la ricostruzione è pressante e l’attività artigianale non può soddisfare le crescenti commesse. Intuendo la necessità di una diversificazione e le buone possibilità di una riuscita economica offerte dalla produzione di tondo per cemento armato quale logica conseguenza delle imponenti opere di ricostruzione susseguenti alla fine della guerra, Alessio Pasini si impegnò a raccogliere 32 soci, che oltre ad impegnare buona parte della propria disponibilità liquida di denaro (erano, infatti, azioni da Lire 250.000; 500.000 e 1 milione) mettessero a disposizione anche la propria opera manuale e di ingegno. Il capitale sociale ammontava a Lire 33 milioni; fu nominato come Presidente il Sig. Giorgio Oliva e quale Consigliere Delegato il Sig. Alessio Pasini che vide coronati i suoi sforzi e realizzate le sue speranze. E’ di una certa importanza, credo, ricordare a questo punto che Alessio Pasini fu nel Febbraio del 1929 sotto la guida di don Giovanni Recaldini, Parroco do Odolo, il primo Presidente del Circolo Giovanile “Padre Piamarta” ruolo che vestirà con indiscussa leadership fino al 1938 (data che segna la fine dell’esperienza nell’associazione giovanile in seguito al matrimonio) con un solo intervallo durante l’anno della leva militare durante il quale la presidenza fu affidata all’amico e socio della ILFO Fausto Cassetti. Si spiega così, infatti, anche l’attenzione al contesto sociale caratterizzato dalla mancanza di lavoro e dalla forte emigrazione per l’America e per l’Australia, attenzione che traspare dalla lettura delle relazioni aziendali dove si legge: “La nostra iniziativa è sorta più che con scopo speculativo col preciso scopo di dare lavoro ad un certo numero di operai per alleviare la disoccupazione di una zona povera di risorse come la nostra ed alleviare questo terribile male cha da tanto tempo ci affligge. Sotto questo riflesso possiamo dire che finora siamo riusciti nell’intento di occupare un certo numero di elementi più bisognosi e meritevoli”. (Relazione del I Bilancio). In un modesto capannone, viene dunque, installato un piccolo treno di laminazione a caldo, costruito in economia e progettato dal socio Giacomo Fantinelli, l’ingegnere che per moltissimi anni sarà il punto di riferimento chiave per la crescita a Brescia della siderurgia del forno elettrico. Tutto il complesso (terreno, fabbricati, macchine ed attrezzature) costò l’intero capitale versato dai soci. La materia prima era costituita da rotaie usate, strisce di lamiera, ritagli di grossi profilati, etc. Tutto materiale da riutilizzo ma di ottima qualità in quanto, a suo tempo, era stato collaudato dai grandi produttori siderurgici che l’avevano fabbricato (ILVA, FALK). Era però un materiale di poca resa poiché aveva forti sfridi di lavorazione ed era sempre fortemente ossidato. Dopo alcuni anni si sentì la necessità di avere della materia prima di propria produzione (lingotti), anche per fronteggiare le crescenti richieste dei costruttori edili che esigevano un tondino “titolato”, con precise ed uniformi caratteristiche meccaniche, volute anche dalle regolamentazioni ministeriali sui cementi armati. Fu così che nel 1954 Alessio Pasini ebbe l’idea vincente: installare un forno elettrico ad arco, del tipo usato per la produzione di acciai speciali, per la produzione di acciaio comune, ottenuto dalla fusione di rottame di ferro. Il primo forno elettrico a Brescia nel dopoguerra. La decisione non fu facile; la CECA (Comunità economica del carbone e dell’acciaio) da Bruxelles sconsigliava vivamente l’operazione, molti soci erano perplessi ed anche gli “addetti ai lavori” consigliavano il Pasini di “prendersi una vacanza se aveva soldi da spendere”. L’investimento alla fine si fa, non senza fratture, poiché fu allora che il socio Nicola Leali, artefice e fondatore dell’omonimo gruppo siderurgico, decide di lasciare la società. La ILFO nel 1955 compra un forno elettrico da 6 tonnellate dalla Tagliaferro di Milano: i capitali non erano però sufficienti, anche se la capacità del forno era piccola e ai soci venne richiesto un contributo pari al capitale inizialmente versato; fu, inoltre, necessario ricorrere anche ad un prestito bancario che venne concesso dalla Banca San Paolo di Brescia con la sottoscrizione di una fideiussione da parte dei componenti del Consiglio di Amministrazione. Il rischio era grosso, ma alla fine Pasini ottenne soddisfazione e in meno di sei mesi tutte le spese furono ammortizzate. Trovato un mercato favorevole, l’installazione del primo forno fu per l’ILFO un trampolino di lancio: nel giro di pochissimi anni (nel 1959) venne installato un secondo forno elettrico, ma di capacità doppia del precedente; venne meccanizzato il treno di laminazione, installato uno sbozzatore separato e acquisito un piccolo laminatoio che produceva soltanto tondi di piccolo diametro, necessari a completare la gamma dell’azienda. Nel 1964 viene installato un terzo forno elettrico di grande capacità (50/60 ton.) per quei tempi e si completa il complesso siderurgico con il più avanzato sistema di colaggio dell’acciaio: la macchina di colata continua delle billette, in sostituzione della colata in fossa dei lingotti. Questa macchina è la seconda installazione nel bresciano, dopo quella della Ori Martin e sarà per molti anni oggetto di continue visite da parte di tecnici di tutto il mondo. Il capitale nel frattempo è salito a 132 milioni di lire. La ILFO inizia la produzione di tondino nervato ad alto limite elastico per una maggiore aderenza nel calcestruzzo, marcato DSI (Deformed Steel Ilfo), e che i calcolatori delle strutture in cemento armato preferiscono ed esigono per rispondere alle nuove Norme Tecniche emanate dal Ministero dei Lavori Pubblici. Ciò richiede un più severo controllo qualitativo dell’acciaio prodotto e oltre alle macchine per le prove meccaniche vengono installati analizzatori elettrici e sofisticate apparecchiature di analisi. Nel 1969, visto l’esito positivo del bilancio, ed il mercato ancora in congiuntura favorevole, viene installato un secondo forno elettrico identico al precedente, cioà da 50/60 tonnellate per colata, per sostituire i due piccoli, divenuti ormai obsoleti tecnicamente e strutturalmente. Contemporaneamente venne installata una seconda macchina di colata continua in modo che ogni forno fosse razionalmente servito senza inutili perdite di tempo. A questo punto però il laminatoio acquistato per produrre tondi piccoli risultava insufficiente di fronte alle crescenti capacità costringendo la ILFO a dipendere da altre ferriere per poter completare gli ordinativi. Fu così che la società nel 1972 decise di sostituire il piccolo impianto con un altro più moderno e fortemente meccanizzato. Nel 1980 anche questo impianto viene rammodernato e potenziato aumentando tra l’altro la velocità di uscita del laminatoio ed allungando il forno di riscaldo. Nel frattempo anche il primo impianto di laminazione veniva aggiornato e potenziato con l’aggiunta di altre unità di laminazione a comando singolo e funzionanti in sequenza e di due nuove e più funzionale placche di raffreddamento, ottenendo così il risultato di aumentare il volume della produzione riducendo i costi di trasformazione ed alleggerendo la fatica degli addetti all’impianto stesso. Nel 1983 viene messo in servizio il nuovo impianto per l’abbattimento dei fumi dell’acciaieria che, grazie alle innovazioni tecniche, oltre che sostituire i vecchi impianti ad umido fino ad allora in esercizio, consente un deciso miglioramento dell’ambiente di lavoro. Durante l’anno successivo un nuovo investimento viene ad aggiungersi ai precedenti: viene installata una pressa-cesoia per la riduzione del rottame, così da ridurre la presenza di scorie inquinanti e permettere il recupero di altri metalli non ferrosi. Il 1985 è l’anno della ristrutturazione e razionalizzazione degli impianti: sono da ricordare l’ammodernamento del laminatoio con la completa automazione elettronica della linea di produzione delle misure piccole, la nuova placca ed il nuovo reparto di confezionatura del prodotto finito. Il forno dell’acciaieria è stato dotato di un secondo tino per ridurre i tempi morti necessari al rifacimento del rivestimento refrattario. Nel 1984 il Capitale Sociale è stato raddoppiato gratuitamente portandolo a 5.280.000.000 di lire, per i dipendenti sono stati costruiti 34 appartamenti realizzati in 7 fabbricati autonomi e 5 negozi; per i pensionati è stato allestito un circolo ricreativo “La Fusina” dove è possibile ritrovarsi e dove vengono organizzate varie attività sociali. La forte crisi economica degli anni ’90 ha incrinato irrimediabilmente tutto il sistema siderurgico valsabbino, in un momento particolarmente delicato per i grossi investimenti sostenuti per affrontare l’agguerrita concorrenza sia interna che estera (rafforzata negli ultimi anni dall’ingresso nel mercato della conveniente produzione est europea) e per aggiornare i propri impianti alle recenti disposizioni regionali in tema ambientale. La necessità di acquisire quasi interamente la materia prima dall’estero e, quindi, in valuta, ha inoltre comportato un eccessivo aumento dei costi a fronte dell’impossibilità di aumentare i prezzi del prodotto finito già penalizzato dai maggiori costi di trasporto. Il destino è stato, dunque, quello dello smantellamento degli impianti così da poter fruire, se non altro, degli incentivi offerti dalla CEE, con l’obiettivo di ridurre l’eccessiva produzione continentale. Non è stata certamente una scelta facile poiché ha coinvolto il destino di centinaia di famiglie, di operai e maestranze che hanno spesso dedicato una intera vita professionale a perseguire il successo economico dell’azienda, il benessere sociale di lavoratori e il progresso civile di tutta la popolazione odolese. Molte altre aziende sono però sorte per gemmazione a fianco della ILFO e tuttora rappresentano realtà significative nel panorama siderurgico europeo. Bibliografia M. Pasinetti, 2006, Dalla siderurgia il miracolo economico, Bresciaoggi, 28 Febbraio. N.N., 2006, Omaggio ad Alessio Pasini, pioniere e patriarca della siderurgia valsabbina, Giornale di Brescia, 26 Febbraio. L. Costa, 2001, Odolo, si è spento il Patriarca, Bresciaoggi, 6 Febbraio. U. Vallini, 1999, Valsabbia, dal maglio ai robot, Giornale di Brescia, 3 Marzo. A. Cheula, 1998, ILFO alla Gnutti Cirillo, Giornale di Brescia, 19 Maggio. N. Bianco Speroni, 1996, ILFO: 1950-1995, Civiltà Bresciana, Anno V, Vol.2, Bs. M. Bongiovanni, 1996, Odolo chiude con l’acciaio, Il Sole-24 ore, 10 Settembre. C. Facchini, 1996, Addio capitale del tondino, Corriere della Sera. L. Marini, 1996, Siderurgia: i pionieri costretti alla “resa”, Bresciaoggi. M. Bongiovanni, 1996, Scattano i tagli dell’acciaio, Il Sole-24 Ore. A. Pesce, 1996, Il maglio batte in un video, Giornale di Brescia, 11 Maggio. A. Cheula, 1995, Brescia “salva” Taranto, Giornale di Brescia, 1 Dicembre. A. Cheula, 1995, Siderurgia, chi smantella?, Giornale di Brescia. B. Cheula, 1995, Siderurgia, arrivano 171 miliardi, Giornale di Brescia, 30 Nov. M. Bongiovanni, 1995, Acciaio, chiusure rinviate, Il Sole-24Ore, 28 Settembre. A. Cheula, 1995, Acciaio, venti calano il sipario, Giornale di Brescia, 24 marzo. M. Pasinetti, 1995, Odolo, la memoria è nel ferro, Bresciaoggi. M. Bongiovanni, 1994, La lenta agonia di Odolo, Il Sole-24 Ore, 27 Dicembre. N. Bianco Speroni, 1994, Profili ecologici dello sviluppo siderurgico in Vallesabbia, Università degli Studi di Brescia. S. Danesi – L. Dall’Angelo, 1993, Acciaio ’92, un anno di crollo, Bresciaoggi. C. Facchini, 1993, Odolo, dal badile Zanardelli al tondino, Giornale di Brescia, 16 Novembre. R. Cotroneo, 1993, La fabbrica che non dorme più, Corriere della Sera 20 febbraio. C. Facchini, 1992, ILFO: il tondino si è piegato, Giornale di Brescia, 23 maggio. L.D., 1992, Odolo, per la ILFO un bilancio positivo nonostante la crisi, Bresciaoggi 23 Maggio. M. Bongiovanni – G. Dragoni, 1991, La siderurgia cambia faccia, Il Sole.24 ore, 31 Gennaio. M. Balconi, 1991, La siderurgia italiana (1945-1990), Il Mulino, Bologna. M. Bongiovanni, 1991, Odolo un paese a tutto tondo, inchiesta in “Il Sole 24 ore”, 19 Novembre. N.N., 1990, Un’amicizia forte come il tondino, Giornale di Brescia, 2 Ottobre. D. Tamagnini, 1990, ILFO: 40 anni di successi, Giornale di Brescia A. Cheula, 1990, ILFO: qualità e ambiente assorbono 4,7 miliardi, Giornale di Brescia, 9 Giugno. G. Bonfadini, 1990, I rimpianti per il 1989, Bresciaoggi L. Costa, 1990, ILFO: 1950-1990, edizione aziendale. G. Bonfadini – L. Dall’Angelo, 1989, Siderurgia: la forza dei bresciani, Bresciaoggi. A. Cheula, 1988, L’acciaio odolese investe il 10% dei 500 miliardi di ricavi 1988, Giornale di Brescia, 3 Novembre. M. Bongiovanni, 1988, Odolo, la capitale del tondino, Il Sole-24 Ore. N.N., 1988, Siderurgia: i bresciani chiudono l’87 in utile, Bresciaoggi, 21 Maggio. M. Bongiovanni, 1986, L’Oscar della produttività è della Ferriera di Barghe, Bresciaoggi, 22 luglio. M. Bongiovanni, 1986, L’ILFO investe per l’efficienza mentre affronta il mercato libero, Bresciaoggi. A. Cheula, 1985, ILFO: oggi con la grinta del 1950, Giornale di Brescia. G. Vallini, 1983, Valsabbia: lo Stato debitore di sei miliardi ai siderurgici, Giornale di Brescia, 15 Dicembre. A.M., 1979, Tondinari: “La crisi dell’acciaio non deve bloccare il nostro boom”, Corriere della Sera, 8 maggio. O.R., 1979, L’ILFO di Alessio Pasini, Bresciaoggi, 8 giugno. N.N., Predominio della siderurgia bresciana, Giornale di Brescia. G. Fantinelli, 1978, Un anno difficile per la siderurgia, in “Notiziario Economico Bresciano”, Luglio. G. Fantinelli, 1977, Appunti su alcuni aspetti attuali della siderurgia bresciana, in “Notiziario Economico Bresciano, Luglio. A. Bellicini, 1987, La siderurgia bresciana, Pavia, Editoriale Viscontea. E. Cassetti Pasini, Cattolici a Odolo, Coll. “Cattolici e società”, n.1, Fondazione Civiltà Bresciana. A. Fappani, 1985, Enciclopedia Bresciana, Volume VI sotto la voce ILFO. Elenco soci e collaboratori ILFO Soci fondatori:
  • Alessio Pasini di Giuseppe
  • Battista Leali di Carlo (autotrasportatore)
  • Vittorio e Bortolo Leali fu Bernardo (operai)
  • Andrea Zinelli fu Francesco
  • Giuseppe Guerra fu Teodoro (contadino)
  • Nicola e Dario Leali di Luigi
  • Egidio Pasini fu Pasino
  • Carlo Pasini fu Giuseppe
  • Desiderio Leali di Carlo
  • Dante Oliva di Federico
  • Angelo Pasini di Andrea
  • Luciano Sincinelli di Giuseppe
  • Francesco Ferliga fu Francesco
  • Fausto Cassetti di Paolo (commerciante)
  • Giovanni Oliva fu Francesco
  • Bortolo Brunori fu Battista (commerciante)
  • Domenico e Alfredo Recher fu Francesco (commerciante)
  • Battista Dolci fu Battista (autotrasportatore)
  • Carlo Ferliga fu Francesco
  • Giorgio e Attilio Oliva fu Francesco
  • Gianfranco Oliva di Giorgio
  • Dante Donini fu Agide
  • Giacomo Fantinelli fu Francesco
  • Ernesto Frera fu Filippo (commerciante
  • Soci collaboratori:
  • Bianco Speroni Ugo
  • Cassetti Francesco
  • Guerra Teodoro
  • Leali Carlo
  • Oliva Michele e Carlo
  • Pasini Giuseppe Sansone
  • Pasini Marco
Collaboratori
  • Ariassi Fiorenzo
  • Baronio Lorenzo
  • Bazoli Paolo
  • Bazzani Ferdinando
  • Bazzani ing. Alessandro
  • Berardi Ferdinando
  • Berardi Ruggero
  • Bertelli G.Franco
  • Bianchi Battista
  • Bianchi Settimo
  • Bodei Guido
  • Bondoni Albino
  • Bondoni Terzo
  • Bonera Serafino
  • Bresciani Roberto
  • Brunori Carolina
  • Cerqui Lorenzo
  • Colbrelli Celeste
  • Cornalini Daniele
  • Crescimbeni Aldo
  • Crescimbeni G. Franco
  • Dolcini Giovanni
  • Dusi Andrea
  • Ebenestelli Luigi
  • Gezzoli P.Franco
  • Giori Luigi
  • Guerra Ercole
  • Manni Battista
  • Melzani Eugenio
  • Nedrotti Secondo
  • Oliva Federico
  • Pasini Angiolino
  • Pasini Costantino
  • Polizzari Candido
  • Pozzi Luigi
  • Tisi Albertino
  • Turrini G.Pietro
  • Zimbelli Giacomo
  • Zola Pietro
  • Andrini Pietro
  • Baccoli Daniele
  • Badini G.Carlo
  • Balasina Giuseppe
  • Baldassari Walter
  • Baldassi Stefano
  • Balletta Felice
  • Baratto G. paolo
  • Bariselli Ferruccio
  • Baronio Roberto
  • Baruzzi Angelo
  • Bazzoli Pietro
  • Beltrami Stefano
  • Berardi Fabio
  • Bernardelli Dario
  • Beschi Roberto
  • Bianchi Diego
  • Bonetti Marco
  • Borra Floriano
  • Bottarelli Luigi
  • Bravo Angelo
  • Bresciani Mario
  • Bresciani Ottorino
  • Brunori Ivano
  • Cagnoni Osvaldo
  • Carli Giacomo
  • Chiarini Giuseppe
  • Ciliberti Michele
  • Cirelli Guido
  • Cocca Giuseppe
  • Colbrelli Adriano
  • Colbrelli Giuseppe
  • Concas Oliviero
  • Cucchi Carlo
  • Delini Angelo
  • Delini P.Mario
  • Dusi mario
  • Facchetti Aurelio
  • Felter Tiziano
  • Ferliga Ernesto
  • Ferliga Giovanni
  • Ferliga Luciano
  • Ferrari Francesco
  • Ferrari Roberto
  • Firmo Fabrizio
  • Flocchini Domenico
  • Formenti Fiorenzo
  • Fucina Dario
  • Fumana Oliviero
  • Giacobini Silvano
  • Giori Costantino
  • Girelli Beniamino
  • Gobbini Carlo
  • Guerra Demetrio
  • Leali Carlo
  • Leali G.Antonio
  • Manni Franco
  • Marchi Claudio
  • Marchi Maurizio
  • Morettini Angelo
  • Mutti Enrico
  • Oprandi Guido
  • Orio Benito
  • Polizzari Diego
  • Polizzari mario
  • Pellegrini Felice
  • Perini Elio
  • Pirlo G.Franco
  • Pirlo Sergio
  • Pizzoni G.Franco
  • Podavini Libero
  • Ponchiardi Armando
  • Ponchiardi Giorgio
  • Ponchiardi Roberto
  • Pozzi Isidoro
  • Ricchini Anita
  • Riva Alvaro
  • Rizzardi Angelo
  • Rizzardi Sandro
  • Pizzetti Piero
  • Sabaini Giorgio
  • Savalli Giuseppe
  • Savoldi Domenico
  • Savoldi Luciano
  • Serena Teobaldo
  • Serrali Ambrogio
  • Tabeni Antonio
  • Taralli Marco
  • Togni Alessio
  • Tonni Aldo
  • Tonni Angelo
  • Tonni Egidio
  • Tononi G. Battista
  • Turrini Igino
  • Vallini Guerrino
  • Vernenghi Quinto
  • Vivenzi Ermes
  • Zimbelli Ezio
  • Zane Mauro
  • Zani Giovanni
  • Zani Santino
  • Bellot Mauro
  • Beltrami Ives
  • Bonomini Daniela
  • Cerqui Donatella
  • Crescimbeni P.Giorgio
  • Guerenzi Silvana
  • Leali Renato
  • Liberali Fulvio
  • Ligasacchi Paolo
  • Pedretti ing. Roberto
  • Comelli Pierino
  • Recher Francesco
  • Tisi Edoardo
  • Bruno
Infortuni mortali
  • Binzago
  • Brunori Lucio
  • Forli
  • Leali Gianbattista
  • Morettini Francesco
  • Scalmana
  • Serena Pietro
  • Zappini
  • Zola Isaia