IL BILANCIO DELL’ACCIAIO.

Per buona parte dell’anno un passo da primato per il comparto nel quale Brescia gioca da sempre un ruolo da protagonista in Italia La siderurgia «paga» la gelata finale di Marco Taesi Bresciaoggi 2 gennaio 2009 Se la «tramontana» della crisi economica non avesse gelato il mercato nell’ultimo trimestre, la siderurgia italiana avrebbe - con tutta probabilità - iscritto il 2008 nel personale guiness dei primati per produzioni e redditività. DA GENNAIO a settembre il mondo dell’acciaio ha cavalcato sulla scia delle ottime performance dell’anno prima, sia per quotazioni di vendita che per volumi consegnati. I prezzi hanno raggiunto i massimi storici nella prima metà del 2008, con incrementi che hanno raggiunto punte dell’80% in media in poco più di sei mesi. Lo scenario, poi, è drasticamente mutato con correzioni al ribasso del 40% in media solo tra settembre e ottobre: una discesa che, successivamente, ha ricondotto i listini ai valori di inizio anno. Il «cambio di scena» è stato così inatteso da indurre le acciaierie a dare un netto giro di vite alle produzioni. Adeguare l’offerta a una domanda visibilmente più scarna, in attesa di ordini più copiosi in grado di dare ossigeno al fuoco dei forni, è stata la scelta strategica apportata anche dal comparto bresciano: una «forza» capace ogni anno di sfornare circa sette milioni di tonnellate di acciaio da rottame ferroso pari al 40% del totale nazionale nel settore prodotti lunghi. NEI PRIMI undici mesi dell’anno l’Italia ha prodotto 28,9 milioni di tonnellate (dati WSA), contenendo all’1% la discesa su base annua. Il dato, però, dovrà scontare l’impatto - probabilmente molto forte - delle strette produttive di dicembre: analizzando solo novembre e confrontandolo con lo stesso mese del 2007 la discesa è stata più ripida: -16,5%. Per il brescianissimo «tondino», la ripercussione del calo di domanda potrebbe essere meno pesante poiché può ancora godere della richiesta per infrastrutture generata da Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente: una valvola di sfogo che non funziona per i prodotti destinati al settore automobilistico ed elettrodomestico. Nei primi nove mesi del 2008 (prima che la crisi si abbattesse sui mercati), la produzione italiana di tondo per cemento armato, secondo i più recenti dati di Federacciai, è stata di 4,25 milioni di tonnellate con una crescita del 2,7% rispetto al corrispondente periodo del 2007. LA «TRAMONTANA» ha iniziato a soffiare soprattutto a partire da dicembre su un comparto con molte acciaierie con i battenti chiusi e in alcuni casi costrette a fare ricorso alla Cig. Contrariamente al recente passato quando la corsa all’«oro grigio», aveva spinto a potenziare le capacità produttive, l’ultimo scorcio del 2008 ha registrato una prolungata pausa invernale. La Duferdofin di San Zeno, ad esempio, ha messo il cartello «chiuso per ferie» per ben quattro settimane consecutive. Per chi produce tondo, lo stop invernale durerà tre settimane circa. Ori Martin, specializzata negli acciai speciali, sarà la prima a riaprire - lunedì 4 - seguita dalla Stefana di Nave il 7 gennaio. Lunedì 12 si riapriranno i cancelli all’Alfa Acciai, alla Ferrosider di Ospitaletto a alla Leali di ODOLO. Entro il 15 gennaio dovrebbero tornare operative anche la Ferriera Valsabbia di ODOLO e la Feralpi di Lonato. Salvo novità legate al mercato.