Sarà la Cina a far risorgere l’acciaio?

Sarà la Cina a far risorgere l’acciaio? Pasini: «La ripresa dei noli marittimi è legata al minerale per l’alto forno». Polotti: «Tutti i mercati hanno rallentato». Il settorre siderurgico attende la ripresa del grande Paese asiatico BRESCIA«I noli marittimi per il minerale di ferro tornano a salire? Sarà, ma una rondine non fa primavera». Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai e della Feralpi di Lonato, commenta così le notizie su presunti segnali di ripresa indotti dalla risalita dei trasporti via mare. Lo scetticismo di Pasini deriva dal fatto che i noli del minerale riguardano l’altoforno, mentre il forno elettrico è tributario del rottame. Eppure la conferma dell’aumento dei noli viene anche da un addetto ai lavori, Mauro Balzarini, consigliere delegato della Siba Ships di Brescia (una ventina di navi) la cui sede di Singapore (quella australiana segue il trasporto del «livestock», il bestiame vivo) nell’ultimo mese sta registrando una risalita dei noli «dry-cargo», come vengono chiamati in gergo i carichi secchi ovvero i minerali. «Tutto bene - prosegue Pasini - se la Cina torna a fare ordini va benissimo, ma per ora non è la luce in fondo al tunnel che tutti aspettiamo: per vederla occorrerà attendere ancora». Un terzo in meno nel 2009 Oltre il 30% in meno. Ma i più realisti prevedono il 35%, vale a dire un terzo abbondante. «E’ un salasso grave, molto pesante - sottolinea il presidente di Federacciai - la situazione è allarmante e a quanto so siamo tutti nella stessa condizione: il fatto è che stiamo vivendo la prima vera crisi dell’età della globalizzazione, e anche per questo nessuno sa quando e come finirà». Il 30-35% è la misura della flessione della domanda di acciaio che, secondo le stime di Federacciai, peserà sulla siderurgia italiana e bresciana nel 2009. Il che significa a fine anno una produzione nazionale di 24-25 milioni di tonnellate rispetto alle 32 prodotte nel 2008, e a livello provinciale un volume di 6-7 milioni rispetto ai 9 milioni dello scorso anno. Parlare di «crollo» è improprio ma rende l’idea. Il leit-motiv è univoco, non solo Pasini ma anche Antonio Gozzi, a.d. del Gruppo Duferco; non solo Franco Polotti, consigliere delegato della Ori Martin insieme ad Elena Magri, ma pure Ruggero Brunori della Ferriera Valsabbia. Le differenze sono impercettibili - la vergella per uso industriale della Ori Martin non va meglio del tondo per cemento armato di Valsabbia, Feralpi o Alfa Acciai - e quindi non tali da indurre a facili ottimismi. Dai piani al lunghi E’ la stessa produzione mondiale a registrare un calo del 30%, ma le cose in Europa vanno ancora peggio. I settori chiave della committenza italiana sono l’automobile per i prodotti piani, le lamiere dell’altoforno, e l’edilizia per i prodotti lunghi, il tondo del forno elettrico. Ebbene, sono proprio tali settori trainanti ad avere la peggio in questo momento. «In Germania l’economia non ha subito la stessa brusca frenata - precisa Pasini - e i tedeschi hanno reagito prima e meglio di noi». Polotti è dello stesso avviso. «Tutti i mercati hanno rallentato - dice - per ora non si vedono spiragli». Su due cose tutti sono d’accordo, compreso Ruggero Brunori. La prima è che in Italia si fa ancora poco per contrastare la crisi, i provvedimenti in itinere sono ancora timidi e poco incisivi; la seconda che, con il debito pubblico italiano, senza l’euro saremmo in bancarotta, con una inflazione devastante a due cifre. Anche se c’è chi afferma essere meglio una inflazione a due cifre che una recessione a una cifra. La speranza e’ ancora la Cina Il meno pessimista è Antonio Gozzi. «I segnali che arrivano dalla Cina inducono a qualche cauta aspettativa - dice l’ad di Duferco - anche perchè la Cina assorbe oggi il 70% del minerale di ferro che si sposta via mare, ma per tutto il 2009 temo che ci sarà da soffrire». L’osservatorio di Gozzi è più dilatato e internazionalizzato rispetto ai produttori locali. «Rispetto al momento topico del 2008, quando il nolo giornaliero di una nave da 150mila tonnellate era arrivato a 200mila dollari al giorno, eravamo scesi a 3000 dollari giornalieri: oro si ricomincia a salire fino a 30mila dollari al giorno». Quei noli «erano figli della paura - prosegue Gozzi, da sempre dichiarato avversario dell’economia virtuale e della finanza speculativa d’assalto - di quella carta straccia che aveva precipitato nel panico aziende e risparmiatori». Il 2009 annus horribilis «Ci sono ogni tanto segnali positivi, come la risalita dei noli marittimi, ma le cattive notizie non sono ancora finite - osserva Ruggero De Miranda, direttore produzione della Ori Martin di cui il padre Roberto è presidente - anche la crisi dell’automobile si riversa anche sulla vergella». Prima o poi, questo il parere comune a tutti, dalla Cina verrà un aiuto all’acciaio italiano ed europeo grazie al perdurante fabbisogno per le costruzioni. Gozzi lo ha sempre detto. «La vera inversione strutturale del ciclo in siderurgia verrà quando la Cina diventerà esportatore netto di acciaio». Fino ad allora per il prodotto europeo ci saranno prospettive. «E’ ancora presto per trarre giudizi definitivi - conclude Pasini - ma certamente le scelte del mercato cinese saranno importanti per capire tempi e modi di uscita dalla crisi». Alessandro Cheula Giornale di Brescia 18 febbraio 2009