Solo Pittini dice sì a Stabiumi

Solo Pittini dice sì a Stabiumi Almeno per ora. L’idea di costituire una nuova società cui dare in affitto la gestione di sei gruppi siderurgici piace all’industriale friulano. Bresciani più cauti. Sulla carta nascerebbe un gruppo da 5 miliardi di ricavi BRESCIA Nascerebbe un raggruppamento da almeno 9 milioni di tonnellate e oltre 5 miliardi di fatturato, il che significa quasi un terzo dell’intera siderurgia italiana, due terzi dell’acciaio al forno elettrico nazionale e tre quarti dei prodotti lunghi di tutta la Penisola (in particolare tondo per cemento armato, di cui controllerebbe la totalità della produzione, e vergella per uso industriale). Tanti sono infatti i volumi produttivi e le risorse finanziarie che la proposta di Amato Stabiumi sarebbe in grado di mobilitare fin d’ora. Si tratta del progetto che l’amministratore delegato di Alfa Acciai ha formalmente notificato per lettera a cinque concorrenti-produttori di tondo e vergella, di cui quattro bresciani (Feralpi, Brunori, Leali e Iro) e uno friulano, le Ferriere Nord del Cavaliere del Lavoro Andrea Pittini (esclusi per ora solo Stefana Spa di Giampiero Bosco Ghidini, da poco entrato nel tondo con il nuovissimo laminatoio di Ospitaletto, e la Ori Martin dei Magri-De Miranda, leader da sempre nella vergella di qualità). Progetto relativo alla costituzione - come anticipato dal nostro giornale nell’edizione di martedì scorso - di una newco di gestione cui conferire in affitto gli impianti delle sei aziende interessate, la cui proprietà rimarrebbe agli attuali azionisti. «Concentrarsi, non allearsi» Il più convinto della necessità di allearsi è ovviamente il proponente, Amato Stabiumi. «Sono almeno vent’anni che lo propongo senza successo - dice - in particolare ai miei colleghi bresciani: ora spero che la crisi in atto ci possa portare consiglio, ma se perdiamo l’occasione offertaci dalla recessione in corso rischiamo di perdere il treno per sempre, o di recuperarlo quando sarà finito su un binario morto, o peggio ancora deragliato». Ma il più deciso di tutti è Pittini, che va oltre Stabiumi e parla di aggregazione e concentrazione subito, senza perdere tempo, saltando la fase propedeutica e interlocutoria della società di gestione. Al punto che, come dice il sanguigno (e ferrigno) industriale friulano, se gli altri non ci stanno, lui è disposto ad andare avanti con chi ci sta. Gli altri bresciani sono invece più prudenti e abbottonati, a cominciare da Giuseppe Pasini della Feralpi e Ruggero Brunori della Valsabbia, per non dire reticenti e blindati, come Dario Leali dell’omonimo gruppo valsabbino e Carlo Leali della Iro di Odolo. Su una cosa però sono tutti d’accordo: mettersi intorno a un tavolo e discuterne con calma e pacatezza, confrontandosi sui contenuti e sulle regole da adottare. Il che, visto il coriaceo e inveterato individualismo della siderurgia bresciana, è già un bel passo in avanti. Del resto, come ricordano Stabiumi e Pittini, la concentrazione della elettrosiderurgia era uno dei punti cardine del programma di Giuseppe Pasini al momento della sua investitura a presidente di Federacciai. «I tempi sono più che maturi» È il parere di Pittini. «Non solo maturi ma, se aspettiamo ancora un po’, maturi al punto di diventare marci - risponde Pittini con l’abituale schiettezza friulana - l’idea di Stabiumi è opportuna, sono trent’anni che ne parliamo, è una traccia su cui discutere seriamente». Come dice da anni Luigi Lucchini, non è più tempo di pesi medi ma di pesi massimi. «O comunque di pesi medi molto robusti. Il fatto è che oggi siamo tutti pesi piuma o pesi welter - prosegue Pittini - io sarei più propenso ad avviare subito un processo di concentrazione, abbiamo tutte le condizioni per farla al meglio, l’unica cosa che sta venendo meno è il mercato: nel mondo di oggi siamo tanti piccoli poveri, e i campanilismi tra poveri sono deleteri». Ma i bresciani sono molto più cauti. «I bresciani sono bravi, hanno grandi meriti ma sono fermi all’Ottocento: oggi non può nascere nessuna iniziativa singola, nemmeno al bar, ecco perché l’idea di Stabiumi è valida, è da oltre un mese che ne stiamo parlando». Dunque si può andare avanti. «Per quanto mi riguarda rispondo di sì, senza indugio: andiamo avanti ma, ripeto, con l’obiettivo di una aggregazione organica, di una concentrazione, mettendo bene in chiaro la cornice e le regole con cui realizzare il piano industriale». Regole e contenuti, conclude Pittini, sono ostacoli superabili. «L’importante è la volontà di mettersi insieme». Alessandro Cheula Giornale di Brescia 5 marzo 2009