Severino Zola: Il decano dei «maester» odolesi

Severino Zola: Il decano dei «maester» odolesi Giornale di Brescia 17/03/2009 Il museo di Pamparane che da sabato prossimo e fino a domenica 3 maggio ospiterà, nell’ambito della prima biennale internazionale d’arte di Odolo curata da Domenico Montalto con il coordinamento di Mario Zanetti, la mostra «Arte e poesia del ferro» che presenta opere dei maestri Antonio Stagnoli, Luciano Zanoni e Ivan Zanoni, ancora negli anni Settanta del Novecento era una fucina in attività. Fino al 1978 nell’antico impianto siderurgico di Pamparane sono state prodotte con fatica e ingegno le tradizionali vanghe odolesi. L’ultimo maestro di fucina che vi ha lavorato è stato Severino Zola, che nel 1960 prese in affitto la struttura dai fratelli Dario e Nicola Leali, proprietari dell’impianto. Oggi Zola, classe 1919, è il decano dei «maester» odolesi, ma ricorda con estrema precisione, quando ancora ragazzino entrò per la prima volta in un’officina siderurgica. Figlio d’arte, all’età di 12 anni affiancò il padre Pietro con il ruolo di «putì de la stanga», addetto alla regolazione del flusso d’acqua che muove la ruota del maglio. Poi, piano piano, imparò a forgiare il ferro. «A 17 anni – ci spiega - ero già sotto il maglio e cominciavo a fare badili, vanghe e anche le zappe. Con mio padre e i miei fratelli ho girato un po’ tutte le fucine della Valle Sabbia: ho cominciato a Odolo, poi sono andato a Casto e successivamente mi sono spostato a Vestone, alle dipendenze della ditta Oliva e Guerra, che possedeva una bella officina lungo il torrente Degnone». «Durante la Guerra, a Casto, nell’officina dell’avvocato Dossena, noi Zola realizzavamo il tondo per cemento: univamo alla forgia vari ferri trafilati della lunghezza di 4 metri. Nel 1943, a causa in un incidente in fucina, mio padre morì». Dopo quel tragico avvenimento la famiglia Zola tornò a Odolo: Severino si sposò con Vittoria e con l’aiuto del fratello Renato prese in affitto la fucina chiamata delle «Butighe». Nel 1960 Severino rilevò in affitto dai fratelli Leali la fucina di Pamparane, ubicata nel centro storico di Odolo. In questo ampio edificio a pianta rettangolare, che sviluppa su due livelli con una suddivisione degli spazi interni realizzata mediante un possente muro con aperture ad archi, Severino lavorò per quasi vent’anni. «In una giornata – chiarisce Zola – io e altri 5 collaboratori realizzavamo un quintale e mezzo di vanghe. Circa 120-130 pezzi secondo il peso della vanga. Delle vanghe più leggere dovevamo farne di più per recuperare il peso. Per noi la vanga migliore era quella di Rimini, piccolina, robusta. La peggiore era la vanga napoletana: realizzarla era faticoso anche per il maglio». Sul finire degli anni Settanta Severino Zola ha lasciato la fucina di Pamparane per dedicarsi alla famiglia, ma ha continuato a rimanere legato al suo lavoro. In questo ultimo periodo ha messo a disposizione dell’amministrazione comunale odolese la sua lunga e preziosa esperienza siderurgica per trasformare la fucina di Pamparane in un museo del ferro, simbolo concreto di dell’antica arte odolese. Giancarlo Marchesi