Attività produttive: Il rottame diventa «rifiuto in linea verde»

Attività produttive: Il rottame diventa «rifiuto in linea verde» È il nostro petrolio. Da oggi non più «materia prima seconda», come era fino a ieri per il Ministero delle Attività produttive, ma «rifiuto in linea verde» secondo l’Europa. È il rottame. Già, il negletto, bistrattato e disprezzato rottame. Brescia - capitale del ferro, dell’ottone e dell’alluminio - consuma ogni anno poco meno di 12 milioni di tonnellate annue di rottame, di cui 8,5 milioni ferroso e 3 milioni non ferroso (non solo rame-ottone-alluminio ma pure nickel, piombo, zinco). Un volume pari a circa la metà del consumo nazionale. Un rifiuto «verde» che costituisce la linfa vitale della manifattura bresciana e lombarda più ricca, potente e omogenea, quella dei metalli ferrosi e non. Rifiuto in linea verde Bene ha fatto l’Assessorato all’ambiente della Provincia di Brescia a promuovere e coordinare, insieme alla Regione Lombardia e alle associazioni imprenditoriali locali e nazionali, la redazione del nuovo «protocollo di accettazione e gestione rottami-rifiuti». Ieri mattina a Milano, nella sede di Confindustria Lombardia, alla presentazione del documento normativo c’erano tutti, a conferma della vitale importanza del rottame per una industria come quella bresciana e lombarda. Oltre a Enrico Mattinzoli, assessore all’Ambiente della Provincia di Brescia, anche Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai; Alberto Volpi, vicepresidente Aib; Mario Bertoli, vicepresidente Assomet; Flavio Bregant, direttore Federacciai. «Un protocollo steso a Brescia da estendere come modello a tutta la regione - ha esordito Mattinzoli illustrando motivi e contenuti del documento - da oggi competiamo finalmente ad armi pari con i concorrenti europei». Le scorie per la Brebemi Ma attenzione, ha tenuto a sottolineare Mattinzoli: il protocollo è più restrittivo rispetto della norma nazionale. «C’è un impegno preciso dell’industria bresciana ad operare rendendo omogenea tutta la filiera sidermetallurgica: l’utilizzatore si fa carico di eventuali tracce di pcb o diossina in modo più frequente e puntuale». E il problema delle scorie? «L’obiettivo della Provincia è discariche zero, ossia le scorie utilizzate per i grandi lavori come Brebemi e Tav». Volpi ha sottolineato il contributo di Aib alla stesura del Protocollo e al cooinvolgimento di tutta la filiera. «Un esempio di collaborazione tra pubblico e privato», ha evidenziato il vicepresidente Aib. Le autorizzazioni sono competenza della Provincia, non della Regione. Pasini, dopo aver elencato le cifre del rottame sidermetallurgico a livello nazionale, regionale e locale, ha illustrato le ragioni alla base del Protocollo. Fare sistema pubblico-privato «Oggi l’unico Paese che tratta il rottame come materia prima seconda è l’Italia - ha spiegato il presidente di Federacciai - mentre per tutti gli altri Paesi è un rifiuto in linea verde. Dal 2002, anno in cui è sorto il contenzioso tra magistratura e ministero sul rottame in entrata alle frontiere, fino al 2009 nessun governo ha risolto il problema. Da Brescia parte ora la nuova normativa, un contributo essenziale al definitivo chiarimento di una materia sulla quale fino ad oggi c’era confusione di procedure e conflitto di competenze». D’accordo con Pasini anche Mario Bertoli di Assomet, secondo il quale «il Protocollo va segnalato, oltre che per il merito, per il metodo, in quanto frutto della capacità di fare squadra e sistema tra imprese e istituzioni». Un precedente importante perché, secondo la Regione Lombardia, potrà essere un modello estensibile. Flavio Bregant, direttore di Federacciai, ha insistito sull’importanza dei tre livelli di controllo previsti dalla nuova normativa (visivo, volumetrico, radiometrico) di cui va segnalata la complementarità e l’interazione. Insomma, una lacuna colmata, un problema risolto, un conflitto superato. Grazie alla Provincia di Brescia e all’Assessorato all’ambiente. Alessandro Cheula dal Giornale di Brescia 27 marzo 2009